Dedicata ai SS. Martiri Senesio e Teopompo
Chiesa Parrocchiale di Castelvetro
La prima pietra della Chiesa Parrocchiale di Castelvetro, dedicata ai Santi Martiri Senesio e Teopompo, venne posta nel 1897. L’edificio, consacrato nel 1907, presenta le caratteristiche tipiche dello stile neo-gotico: la facciata è caratterizzata da tre portali sormontati da eleganti cuspidi mentre lesene e pilastri evidenziano la tripartizione interna; la copertura a capanna è sottolineata da archetti pensili e tre pinnacoli accentuano lo slancio verso l’alto della struttura. All’interno, la Chiesa è divisa in tre navate, ciascuna delle quali termina con un abside. Tra le molte opere d’arte che decorano la Chiesa, quella di maggior pregio è La Madonna delle Grazie, un affresco del Cinquecento che ornava un altare nella vecchia Chiesa Parrocchiale. Il campanile, alto e slanciato, fu terminato nel 1930.
La Chiesa Parrocchiale dei Santi Senesio e Teopompo
La Chiesa Parrocchiale di Castelvetro di Modena, dedicata ai Santi Senesio e Teopompo, è un importante edificio di culto realizzato tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Progettata dall’ingegnere Carlo Barberi e costruita dal capomastro Eudosio Barani, si distingue per il suo elegante stile neogotico, riconoscibile nello slancio verticale, negli archi a sesto acuto, nelle volte a crociera, nelle grandi finestre e nei pinnacoli.
La facciata in laterizio, semplice e armoniosa, riflette la tripartizione interna della chiesa attraverso lesene e pilastri. Presenta tre portali sormontati da rosoni circolari e un fregio ad archetti pensili, opera del mastro muratore Amilcare Barani, autore anche di numerosi elementi decorativi interni ed esterni.
L’interno è suddiviso in tre navate, ciascuna conclusa da un’abside. Nell’abside centrale si trova la grande ancona con il dipinto ottocentesco di Giuseppe Muzzioli, raffigurante i Santi Senesio e Teopompo e il loro martirio, legato alle persecuzioni contro i cristiani sotto l’imperatore Diocleziano. Le reliquie dei due santi, oggi conservate nell’Abbazia di Nonantola, furono decisive per la dedicazione della chiesa da parte dei monaci benedettini.
La chiesa conserva un ricco patrimonio artistico, composto da altari, affreschi, dipinti e sculture provenienti in parte dalla precedente parrocchiale e da altre chiese del territorio. Tra le opere più significative si segnalano:
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l’altare maggiore in marmo di Carrara, su disegno dello stesso Barberi;
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l’ancona della cappella del Rosario con medaglioni dei Misteri e la statua della Madonna del Rosario;
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pregevoli paliotti in scagliola policroma dei secoli XVII e XVIII;
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affreschi rinascimentali staccati da edifici demoliti, tra cui la Madonna delle Grazie e opere provenienti dalla Chiesa della Madonnina;
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numerosi dipinti di Rodolfo Franciosini (XVII secolo), figura centrale della pittura locale, affiancato da artisti emiliani e bolognesi;
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opere di rilievo come il Gesù Nazareno di Adeodato Malatesta.
Completano l’edificio il pulpito in noce intagliato, il battistero in marmo di Carrara e l’organo novecentesco collocato in cantoria. Una lapide ricorda la posa della prima pietra (14 aprile 1897) e la consacrazione della chiesa (21 maggio 1907).
Accanto alla chiesa si erge il campanile neogotico, alto 48,5 metri, costruito tra il 1929 e il 1930 su progetto dell’architetto Uccelli di Parma. Slanciato ed elegante, riprende armoniosamente lo stile dell’edificio sacro, diventando uno dei punti di riferimento del profilo urbano di Castelvetro.
Madonna delle Grazie
È un affresco staccato dalla vecchia parrocchiale, risalente al XVI sec. e ritenuto di grande qualità: è stato tradizionalmente attribuito al Bianchi Ferrari da quando un’opinione in tal senso fu espressa dal restauratore Grandi di Modena, incaricato dal parroco Don Rinaldi di eseguire, nel 1897, lo staccò. Onorava, un tempo, un altare della vecchia chiesa parrocchiale, successivamente staccato ed ora posto all’interno di una nicchia sotto la cantoria di destra.
L’affresco pare provvisoriamente appoggiato alla mensa di un altare in attesa di adeguata sistemazione, certamente dopo l’operazione di stacco. Secondo l’analisi tecnico-formale il fototipo è collocabile al primo dopoguerra; si precisa inoltre che la busta pergamina originaria è intestata con la denominazione che la soprintendenza di Bologna ebbe tra il 1923 ed il 1939, quando la sua competenza unificata in materia di beni storico-artistici e architettonici si estendeva all’intero territorio regionale (Soprintendenza all’Arte Medioevale e Moderna dell’Emilia e della Romagna). Nonostante la busta possa essere anche stata riutilizzata in seguito, è certamente in quel periodo che l’ufficio raccolse documentazione fotografica riferibile a beni appartenenti al patrimonio storico-artistico. Si segnala che all’interno del fondo negativi SBAP sono stati rintracciati altri tre fototipi di opere pittoriche già conservate nella vecchia parrocchiale. La ripresa in esame potrebbe essere circoscritta alla metà degli anni Trenta: è certamente del 1935 la lastra che documenta un affresco, ancora collocato nell’ex chiesa, prima dello stacco definitivo dalla parete originaria; è plausibile che nel corso del medesimo sopralluogo a Castelvetro sia stato realizzato un censimento fotografico dei dipinti presenti in entrambi i luoghi, sia nella vecchia parrocchiale, sia nell’edificio più recente (luogo dove è più probabile si conservasse l’opera fotografata).