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UNIONE TERRE DI CASTELLI

CASTELNUOVO RANGONE
Castelnuovo Rangone si trova a 40 km a ovest di Bologna e circa a 13 a sud di Modena al confine tra la pianura e le prime pendici degli Appennini. Fonti storiche rivelano che già nel 1391 era un feudo della famiglia Rangoni. Alla fine del 1800 furono rinvenuti molti reperti risalenti all'Età del Bronzo (XIV sec AC), a testimoniare l'antico insediamento in quest'area della "civiltà delle Terramare" (1650-1200 AC). Oggi il settore economico più sviluppato è quello agroalimentare, con la produzione e la lavorazione delle carni di maiale. Sono dedicate a questo prezioso animale una statua in bronzo posizionata al centro del paese e il Superzampone, una grande fiera che ha luogo ogni anno nel mese di dicembre. In questa occasione uno zampone gigante (iscritto nel Guinness Book of World Records) viene cotto e offerto gratuitamente a centinaia di persone.
Parco Archeologico e Museo all'aperto della Terramara di Montale: Le terramare sono villaggi sorti in Emilia e nella zona centrale della pianura padana attorno alla metà del II millennio a.C. Gli insediamenti erano circondati da poderosi terrapieni e da ampi fossati. Le abitazioni venivano spesso costruite su piattaforme sopraelevate. Gli scavi nella collinetta di Montale hanno portato alla luce i resti di una terramara visitabili in uno spazio museale attrezzato. Nel museo all'aperto è stata ricostruita una parte del villaggio con fossato, terrapieno e due case arredate con vasellame, utensili, armi e vestiti che riproducono fedelmente gli originali di 3500 anni fa.
GUIGLIA
Guiglia è un autentico balcone sull'Emilia a vedetta della valle del fiume Panaro e dell'intera pianura fra Modena e Bologna. Il paese è dominato dallo splendido e ben conservato castello trecentesco, circondato dal caratteristico borgo. Non è chiaro quando nacque l'antica Guiglia ma alcune fonti storiche del IX e XII secolo testimoniano che il "Castrum Guiglia" fu costruito nel 1266. Distrutto dal fuoco nel 1361 e ricostruito in circa quarant'anni, danneggiato e restaurato a seguito del terremoto del 1571, il villaggio fu finalmente trasformato in palazzo dalla famiglia Montecuccoli. La cosiddetta "Sala degli Specchi", recentemente restaurata, è oggi una splendida location per mostre, conferenze, matrimoni ed eventi culturali.
Parco Regionale dei Sassi di Rocca Malatina: Dal fondovalle del Panaro l'Area Protetta risale i versanti tutelando un significativo esempio di paesaggio collinare ricco di storia, natura e religiosità. Nel Parco svettano le guglie dei Sassi: spettacolari rupi arenacee che, per la maggiore resistenza all'erosione, dominano il territorio circostante. Le pareti verticali ospitano una ricca flora rupestre oltre alla nidificazione del Falco pellegrino. Nel Parco la ricca varietà di ambienti naturali fa da cornice alla austera Pieve di Trebbio e ai numerosi piccoli Borghi di origine medioevale risalenti all'epoca dei Malatigni, famiglia nobile dell'epoca.
SAVIGNANO SUL PANARO
Savignano sul Panaro è una piccola città situata a nord di Modena tra la pianura e le colline al confine est con i depositi alluvionali del fiume Panaro. Il paese è caratterizzato da un'area agricola molto sviluppata: i frutteti (prugne, albicocche, ciliegie, pere, mele) sono diffusissimi e dalla coltivazione della vite vengono ottenuti i seguenti vini: trebbiano, pinot, montuni, albana, lambrusco grasparossa e barbera. Di grande importanza è stato il ritrovamento sulle sponde del Panaro (1980) dei resti dello scheletro di un elefante risalente al Pliocene (oggi conservato nel Museo dell'Elefante). Un altro importante reperto è una statuetta di "Venere", una scultura risalente all'Alto Paleolitico che offre spunti suggestivi sulla rappresentazione della donna nell'arte preistorica.
Museo della Venere e dell'Elefante: ll museo espone i resti dello scheletro di un elefante pliocenico vissuto circa 2 milioni di anni fa, il cui ritrovamento è avvenuto sul greto del fiume Panaro nel 1980. Un altro reperto di grande rilievo è la statuetta della “Venere”, una scultura a tutto tondo ritrovata nel 1925 e risalente al paleolitico superiore.
SPILAMBERTO
Raggiungendo Spilamberto, all'entrata del paese si scorge immediatamente il profilo imponente del Torrione, la cui costruzione risale ai primi anni del XIV sec. Eretto dall'antico Comune di Modena fu dotato di ponte levatoio per difendere il Castello e per fortificare ulteriormente le mura. Spilamberto è famoso per la produzione di Aceto Balsamico e altri prodotti come il liquore Nocino e i biscotti Amaretti.
Museo del Balsamico Tradizionale: il visitatore che attraverserà le sale del Museo compirà questo viaggio passo passo, sarà affascinato da questo prodotto che riassume in sé la storia di un lembo d’Emilia. Scoprirà la complessità della sua preparazione resa perfetta dal tempo e dall’esperienza; valuterà la necessità di tutelarne il nome, di regolamentarne la fabbricazione nell’impossibilità di una sua industrializzazione; apprezzerà la sua unicità assistendo a quei processi fino ad ora gelosamente custoditi nelle acetaie di famiglia.
VIGNOLA
Vignola è una piccola città posta sulla "Strada dei Vini e dei sapori", il cui nome (da Vineola, piccola vigna) evoca un legame antico con la coltivazione della vigna. Quella di Vignola, insieme a un'altra trentina di Comuni delle province di Modena e Bologna, è una delle principali aree a vocazione ortofrutticola. Oltre alle ciliegie vanta anche una produzione consolidata di prugne, mele, pere, albicocche e pesche. Il Castello, uno degli esempi più interessanti di architettura fortificata della regione, fu originariamente costruito a scopo difensivo, ma durante il dominio dei Contrari fu trasformato in un sontuoso palazzo ricco di decorazioni e affreschi, sul modello di Palazzo d'Este a Ferrara. In Piazza Garibaldi è situata l'antica Pasticceria Gollini dove da più di un secolo viene prodotta la famosa Torta Barozzi, una delizia locale la cui ricetta è gelosamente tenuta segreta dalla famiglia Gollini.
Rocca di Vignola: "forte fabrica all'anticha con due recinti di mura con tre torri et diverse altre commodità" si presenta al visitatore come un imponente quadrilatero, prodotto finale di tante fasi costruttive ed in particolare di quelle apportate dai Grassoni prima e dai Contrari poi, che l'hanno trasformata da roccaforte ad imponente residenza nobiliare. Sulla sinistra della facciata si apre l'androne d'ingresso anticamente difeso da ponti levatoi, fossato, portoni e saracinesche di cui restano oggi due portoni e le vestigia del resto. Sulla destra si innalza la torre del Pennello, dietro ad essa, nell'angolo del quadrilatero che guarda il fiume Panaro, la torre delle Donne ed ultima la torre denominata di Nonantola: la più antica ed imponente. Sul muro esterno che corre tra questa torre e l'androne d'ingresso si apre un bastione arrotondato chiamato Rocchetta, che per la forma singolare, si distacca dalla rimanente struttura architettonica.
La Rocca, edificata su roccia calcarea, comunemente chiamata "tufo", a strapiombo sul fiume, si configura oggi disposta su cinque piani, dai sotterranei, dove si trovano le Sale dei Grassoni e dei Contrari, ai camminamenti di ronda.
ZOCCA
Zocca è un piccolo paesino di montagna circondato da una vegetazione lussureggiante. Secondo la leggenda, il nome della città deriva dal dialetto “zoca” a significare il ceppo in castagno che un tempo marcava le aree nelle quali si teneva il mercato. Zocca divenne Comune sotto il regno di Napoleone ma durante la Restaurazione fu declassata a mero ufficio giudiziario e politico. Fin dai primi anni venti il paese oppose una forte resistenza alla nascita della dittatura fascista. Oggi Zocca è conosciuta per la famosa crescentina (o tigella), cotta in origine nel camino su foglie di castagno, ma è anche la patria della "Compagnia della Cunza" che trova espressione nel museo del borlengo, una specialità locale. In autunno Zocca diventa la "Regina della Castagna" grazie a questo frutto tipico della zona.

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